CUCINA TRADIZIONALE

Oggi, come ogni settimana, siamo da Bruno

Bruno e Stefania

“Ci vediamo da Bruno!” Bar del Pino

Per capire cos’è il Bar del Pino, dovete solo passare di qui. In via Trento, una finestra dalla luce blu vi attirerà, sulla vostra sinistra. Voi affacciatevi all’interno e di colpo sarete catapultati dalla zona orientale di Salerno, in un’altra dimensione.

Facciamo una chiacchierata col proprietario.

E. In che anno ha aperto il Bar del Pino?

B. Il 13 dicembre del 1973

E. Ci spieghi la scelta del nome?

B. Mio padre l’ha rilevato e ha mantenuto il nome originario. Sai, in quegli anni i bar si chiamavano con nomi standard, ”Bar del Pino”, ”Bar delle Rose”, ”Bar Sport”.

E. Quindi, tuo padre è sempre stato qui, tu sei cresciuto in questo bar?

B. Si’. Io sono cresciuto qui, come adesso Cristina.

Cristina è la figlia di Bruno e Stefania e ovviamente nel bar è a casa sua. E’ la mascotte, la pupilla dei clienti più affezionati.

E. Quindi un giorno il testimone passera’ a Lei.

B. (Ridendo). Spero di no.

E. I clienti di tuo padre ti hanno visto crescere e poi prendere le redini di questo posto. Sono stati contenti? Ti hanno sostenuto? Hai ancora clienti storici che sono rimasti? Magari gente del quartiere.

B. No. Quasi nessuno. Quando sono succeduto a mio padre, ho cambiato completamente la clientela. E’ stato reciproco. Una questione di energie, forse. Attrazione. Qui arriva chi deve arrivare.

 


E. L’aria che si respira qui dentro non era la stessa, un tempo?

B. No. Il bar una volta era un luogo maschilista. Le donne non vi entravano o non erano ben viste, piuttosto erano argomento di conversazione, insieme al calcio, tra lo schioccare delle carte sui tavoli.

E. Cosa conservi di Lui nel Bar?

B. L’aggregazione. Il fattore sociale. Oggi nei bar non esiste più il barista che ti fa ”il solito”. I ritmi frenetici, le catene aziendali, costringono i ragazzi a fare i turni. Chi ti ha servito un giorno, magari il giorno dopo non lo trovi e trovi un altro che non sa cosa hai preso il giorno prima. Non conoscono il tuo ”solito”. Qui io so cosa prendi prima ancora che me lo chiedi, magari non me lo chiedi neppure. So gia’ cosa prenderai appena ti vedo entrare.

E mi viene in mente un episodio che forse non dimentichero’ mai, un approccio con una cliente abituale, al quale ho assistito. Mentre Bruno le preparava gia’ i caffè, come tutte le mattine, la signora sembrava pensare ai gusti dei cornetti che voleva prendere, come scegliendo qualcosa di nuovo, in realta’ diceva esattamente quello che Bruno, di spalle, stava gia’ mettendo nel sacchetto.

”Marmellata, vuoto, … come sempre” ” come sempre…”

Una sorta di loop, di estasi rassicurante. Una coccola per cominciare con la marcia giusta la giornata.

E. Cosa c’è di Salerno in questo Bar?

B.I Salernitani. Ci siete Voi.

 

Aperitivo da Bruno

Aperitivo da Bruno

 

E. Cosa si prova a guardare la strada attraverso il vetro, ad abbracciare le persone dal retro del bancone?

B. E’ una visione quasi a 360′, una posizione privilegiata per certi versi. Io so di te molto più di …

E. Molto più di me.

B. Forse. Molto più degli altri. Le persone si spogliano. Possono essere sè stesse.

E. Ti senti di raccontarci un aneddoto divertente o particolare?

B. Ti racconto una cosa che mi è successa. Una volta arrivò una coppia di Vienna, in viaggio qui. Avevano girato tutti i bar di Salerno, cercando cortesemente una tazzina da caffè, per la particolare collezione del loro figlio adolescente. Nessuno aveva voluto regalare loro una tazzina, cosi’ vado a prendere un cartone da sei tazzine nel retro, più tutto il set con porta tovaglioli, piattini e glieli regalo. Loro si fanno capire in un italiano stentato, desiderano sdebitarsi e io butto li’ che mi piace la Sacher, senza aspettarmi nulla sul serio.

Dopo circa due settimane, arriva al bar un ragazzo con una sacher tra le mani. E’ il fratello della signora viennese, che si è raccomandata di portare il dolce pensiero. Insomma, queste sono le cose che ti ridanno fiducia nel genere umano.

E. Ne hai uno negativo?

B. Di negativo, penso all’ipocrisia della gente. Clienti che sono passati altrove, quando hanno aperto gli altri bar in zona, negli anni ’90. Poi, nel giorno di chiusura di quelli vengono qui a prendere il caffè e dicono ”eh però il tuo caffè è sempre il migliore”.

Beh, non è proprio necessario il commento. Sa di falsità non richiesta.

 

Da Bruno

Da Bruno

 

E. Cosa si prova ad ”essere” l’hummus più ricercato di Salerno?

B. (Ride. Ma da qui parte un discorso serio) Io ci tengo alla dieta Mediterranea, ai nostri prodotti freschi, ma l’hummus è stato parte di una ricerca. E’ qualcosa che si può mangiare assieme. Si può preparare in abbondanza. Possono prendere tutti dalla stessa scodella, che è sempre rotonda, sempre in posizione centrale sul bancone. Tutti possono radunarcisi attorno, fa parte di quel discorso sull’apertura e sull’aggregazione.

Bruno ha fatto un lavoro di ”apertura” nel suo bar, rispetto al passato. Un pò volutamente, un pò è quello che hanno portato i clienti. Al Bar del Pino nessuno è escluso, ognuno è il benvenuto. I souvenir che arredano le pareti sono un simbolo di questa apertura, ciascuno può lasciare il suo segno. I volti Maori appesi sulla destra, entrando, rappresentano il suo nucleo familiare, come ”benvenuto” agli ospiti e a protezione di questo luogo, dove sacro e profano si incrociano, si incontrano e si fondono.

Un altro tocco di Bruno, che fa sentire particolarmente a casa, è il ricco buffet che si trova sul bancone. Preparato con cura e anche con attenzione alle abitudini alimentari dei clienti, nonchè alla stagionalita’. Esattamente come le sue birre artigianali e le bevande biologiche Presidio Slow Food, 100% italiane.

Questa è l’unica cosa che cambia, rispetto al ”solito”.

Gli appassionati di birre artigianali qui possono immergersi in un percorso di degustazione, guidati dai consigli esperti di Bruno.

Magari assaggiando la fantastica focaccia oppure sbucciando lupini, come da bambini, con la nonna, nel mercato rionale.

Erika V Mogavero

Autore: Erika V Mogavero

A 6 anni scrive il suo primo romanzo (nel cassetto). Cresce seguendo diverse passioni, tra cui la lettura, la scrittura, il teatro, soprattutto la natura e la psicologia, che la portano, nel 2011, a diventare operatrice di comunita’ e attivista in diverse associazioni animaliste del territorio. Nello stesso periodo, entra a far parte della redazione di ”Kaos”, ma siccome col volontariato non si mangia, si dedica sempre di più alla cucina, lavorando nei locali della movida salernitana. Vegetariana da 16 anni. Vegana da 7. Tutto questo confluisce finalmente nel 2015 in ”Veg And The City”, il suo progetto attuale.

Oggi, come ogni settimana, siamo da Bruno ultima modifica: 2017-07-07T11:05:50+00:00 da Erika V Mogavero

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