Noi Salernitani

…chi se ne va da Salerno

Salerno

Spesso, sono la prima a criticare tutte le mancanze che ci possono essere nella città in cui ho vissuto per tutti questi anni. Tantissime volte mi ritrovo ad elencare le potenzialità che potrebbe avere questo piccolo angolo che chiude la Costiera Amalfitana. E vedo il brutto, vedo le cose non fatte, vedo le esperienze impossibili da fare, le promesse irrealizzabili. Eppure, quando sai che devi lasciare il posto che ti ha dato il luogo di nascita sulla carta d’identità, inizi a riflettere. A chiederti quanto effettivamente farà male lasciare Salerno, quel paesino cresciutello che è così facile da criticare. Perchè, effettivamente, di cose brutte se ne possono dire tante, ma non è proprio quando stiamo per perdere qualcosa che ne vediamo il lato buono? Poco tempo mi separa dalla partenza e dal salutare questa città. Così, mi sono detta, perchè non fare una lista?

Salerno

La to-do-list

Si, ho preso carta e penna, inizialmente non sapevo nemmeno cosa scrivere, mossa da una improvvisa e precoce nostalgia di Salerno. Sapevo solamente che dovevo ricordare, portare con me tutti quei paesaggi che mi sono entrati nel cuore, quei posti sconosciuti o meno che ho visitato, quei ricordi solo miei. Ho preso carta e penna e ho capito cosa scrivere. Ho scritto di tutte quelle cose che avrei voluto fare prima di partire, prima di staccare completamente le mie radici senza guardarmi indietro. Nulla, infatti, mi impediva di rivivere tutta la bellezza che Salerno ha da offrirmi. Cieca, io, a non essermene accorta prima.

1) Mangiare un gelato alla Villa Comunale

Fin da quando ero piccola, la Villa Comunale era la meta preferita della passeggiata di domenica. Le risate scroscianti degli altri bambini o il rumore sordo del vento tra gli alberi ci accompagnavano fino al chioschetto centrale. Lì, sotto l’ombra degli alberi alti e irraggiungibili, ordinavamo un gelato al limone. E io, innocente, mi lamentavo del fatto che avesse solo il gusto limone, non comprendendone la gustosità. Forse è per questo che ora è tra i miei gusti preferiti. Quel gelato è, infatti, la giusta conclusione sensoriale dopo aver assaporato le risate dei bambini, il rumore del vento e l’inebriante profumo della Villa Comunale di Salerno.

2) Andare sul Masso di Sala Abbagnano

Quel luogo è ricolmo di segreti, di cose dette, di silenzi eloquenti. Innumerevoli volte è stato il posto dove ho confessato le mie paure più grandi e i miei fallimenti più vergognosi. Eppure, tutto ciò che ho detto assumeva un suono più dolce di fronte alla vastità del panorama di Salerno e oltre che si stagliava davanti a me. Rendendo, così, tutto più facile.

3) Toccare i murales delle Fornelle

Toccare, si. Guardare, infatti, non basta per capire come la mano di un artista abbia ridato vita ad un intero quartiere di Salerno. Come una mano esperta e innocente abbia riparato agli sbagli architettonici che l’hanno preceduta. Come una entità pura e innocente quale è l’arte abbia cancellato ogni segno di impurità. I disegni fatti e i versi poetici scritti hanno rimpolpato un quartiere, dandogli una seconda possibilità, che forse ciascuno di noi merita.

4) Affacciarsi dalla fine della banchina di Piazza della Concordia

Ho un po’ di paura delle altezze e di cadere, certo, faccio yoga e mi vanto del mio equilibrio ma cadere in mare non mi sembra l’epilogo migliore. Eppure, mi sono ripromessa di arrivare fino in fondo a quel sentiero marino fatto di mattoni e pochi centimetri. Arrivare in fondo per avere la sensazione di camminare in mezzo al mare. Conscia, quindi, del fatto che un elemento così bello e indomabile come il mare, non potrà mai farmi del mare. Io, vicino al mare, ci sono nata. Io, a Salerno, città di mare e di onde, ci sono vissuta. Quale modo migliore di sentirsi in mezzo al mare per offrirgli il mio ultimo saluto?

5) Scrutare dalle finestre del Castello Arechi

Tra le mura del castello di Salerno, ci sono delle aperture piccole, probabilmente utilizzate in passato per attaccare i nemici senza essere colpiti. Ora, affacciandosi da lì, si può vedere quel mare da ogni salernitano tanto amato. Ed è proprio da lì che voglio guardare, sentendo le mura possenti del castello dietro di me. Difesa da qualsiasi avversità potrò mai incontrare sulla mia strada.

6) Sedermi sulle scale del Duomo

Che io ci vada la sera o di pomeriggio, il Duomo di Salerno ha sempre avuto una sorta di importanza mistica. Che si sia credenti o meno, infatti, non si può non rimanere estasiati al cospetto di un luogo di così rara bellezza. Difeso dai leoni possenti, snodandosi in un cortile sempre refrigerante, non è un semplice luogo di culto. Ho visto matrimoni, ho visto turisti, ho visto ogni genere di persona. Il Duomo, infatti, accoglie, stringendo chiunque in un abbraccio di leggerezza d’animo e di pace.

Duomo di Salerno

7) Fare yoga a Parco Pinocchio

Lo scroscio fragoroso del fiume Irno che si snoda per Salerno mi sembra essere il giusto sottofondo al mio momento, solo mio. Yoga è una pratica molto personale e soggettiva, così come anche la scelta dello sfondo su cui farlo. Così, nulla sembra più perfetto del parco, pieno di innocenza e natura, per ricongiungersi con la terra.

8) Abbronzarmi a Santa Teresa

Si, è vero, ho criticato chi si faceva il bagno nell’acqua di Santa Teresa, il posto di Salerno per i bagnanti coraggiosi, ritenendola leggermente inquinata e, forse, nociva. Chissà se quelli che ci hanno fatto il bagno sono sopravvissuti. Ma la gioia nel passaggio di così tante persone, chi più allegro e chi meno, ispira la tranquillità di essere baciati dal sole salernitano.

9) Passare un’intera giornata all’Università a studiare

Causa di tanti mali, sicuramente. Fonte di incertezze e rabbia, indubbiamente. Eppure, non posso dimenticarmi del posto, l’Università di Salerno, che mi ha trasmesso la voglia di studiare, di sapere. Che mi ha regalato forse la gioia più grande: credere nelle mie capacità dandomi il giusto merito.

10) Sedermi alla stazione di Salerno per guardare i treni

Sembrerà stupido, eppure, da quasi una decina di anni, era tra le mie mete preferite. Lo è anche tuttora. Come può, infatti, non esserlo? Andare avanti, indietro, partire e tornare. In fin dei conti, salutare la stazione, è una promessa. Una promessa a me stessa. La promessa di ricordarmi da dove vengo, da dove sono partita. La promessa di avere sempre una casa.

Elena Morrone

Autore: Elena Morrone

Elena Morrone, nata nel 1995 a Salerno, ha frequentato il Liceo Classico di Salerno Torquato Tasso, dove ha diretto il giornalino scolastico Kaos. Dopo essersi diplomata si è iscritta all’Università di Salerno alla facoltà di Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali. Ha collaborato con numerosi giornali online, occupandosi di vari settori, dal cinema alla politica.
Il suo hobby preferito, vedere film e serie tv, si è trasposto anche nella partecipazione per sei anni consecutivi al Giffoni Film Festival come giurata. Si interessa molto di cultura orientale, praticando anche yoga e leggendo libri a riguardo.

…chi se ne va da Salerno ultima modifica: 2018-06-12T17:36:44+00:00 da Elena Morrone

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