ARTE & CULTURA

Quella notte di pesca che cambiò i salernitani: la Testa di Apollo raccontata da Ungaretti

Museo Archeologico Provinciale

Al Museo Archeologico Provinciale la testa del dio

Quando ci si ritrova a guardare per la prima volta la Testa di Apollo si è colti da un profondo silenzio. Un silenzio attivo fatto di osservazione e meraviglia.
E’ un attimo che ti cattura e che inevitabilmente trascina i pensieri in un mondo che oggi possiamo solo immaginare. La Testa di Apollo e il giorno in cui fu ritrovata, quel giorno con un’aura di magia, la stessa che ci porta a ricordare il credo pagano dei nostri antenati. Così com’è, possente che sembra ancora suggerire qualcosa a chi ha creduto in quel dio un tempo.
La prima volta che sentii parlare della Testa di Apollo pensai istintivamente “chi ha osato tagliare la testa a un dio”? Per poi guardarla e scoprire che non aveva perso nulla della forza che chissà dove e chissà quando ha trasmesso ai fedeli del culto pagano.
Adesso è lì, nella sala del Museo Archeologico Provinciale di Salerno piena degli occhi di ammirazione di tutti coloro che vi accedono.

Museo Archeologico Provinciale

Museo Archeologico Provinciale

Apollo che continua a illuminare Salerno

Ma ancor più bello è pensare a come possa illuminare la nostra città ancora, il dio del Sole, restando all’interno della sua sala, pregato in modo molto diverso, ma ancora vivo.  
Ungaretti l’ha chiamata “La Pesca Miracolosa”. Non è la prima volta che Ungaretti scrive su Salerno, anzi è meglio ricordare che c’è un intero volume, ovvero “Viaggio nel Mezzogiorno” dedicato al sud Italia. In questo ha discorso molto, soffermandosi su Salerno e sulla sua vasta Provincia. Testo nel quale riporta passato e presente su un unico piano mostrandoci che poi non è così diverso. E nonostante il passare degli anni da quando fu scritto è ancora tutto così immobile ma vibrante. E nel suo passaggio egli esprime tante emozioni attraverso la sua penna facendoci notare dei dettagli che potrebbero sfuggire a chi è colto dalle sorprese che la città ha da offrire. Ed è da questo stesso libro che è tratta “La Pesca Miracolosa”.

pescatori

pescatori

 

Quel 2 dicembre 1930, le fortunate mani dei pescatori nella notte fredda

In effetti la Testa di Apollo fu ritrovata nel Golfo di Salerno. Chi doveva dire a quel pescatore che sarebbe stato un giorno così importante?
Si, fu un pescatore che tirando le sue reti notò un peso sorprendente. Probabilmente pensava di aver pescato qualcosa di grosso, ed in effetti era così. Era il 2 dicembre 1930 e i salernitani sanno bene che l’aria può essere pungente, umida, ma sempre un po’ tiepida nel bel mezzo del mare, mai eccessivamente fredda. Egli insieme al gruppo di pescatori che era con sé, tirò fuori dall’acqua la testa del dio: 51 centimetri di scultura bronzea, la stessa che oggi continua a lasciarci a bocca aperta.
Dopo il restauro per portare di nuovo alla luce i dettagli della testa di bronzo che per lungo tempo aveva vissuto sul fondale, emersero gli aspetto morbidi del viso della divinità. Il dio del Sole era finalmente tornato.

museo archeologico provinciale di Salerno

museo archeologico provinciale di Salerno

 

Ungaretti al Museo Archeologico

Il periodo in cui è stata modellata oscilla tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. Ci sono ancora molte lacune che ruotano intorno alla testa di Apollo, al suo volto che lascia supporre che possa ricordare Alessandro Magno, visto i capelli ricci che coronano il viso morbido.
Pare che questa testa prima fosse legata al resto del corpo, probabilmente una scultura davvero gigantesca visto che solo la testa ha una grandezza di mezzo metro!
Il 5 maggio 1932 Giuseppe Ungaretti non poté fare a meno di raccontarci attraverso la sua sensibilità e i suoi occhi cosa ha veduto quando si è trovato “faccia a faccia” con Apollo. Sempre lì, nel Museo Archeologico Provinciale, luogo che si prende cura del dio dopo molti anni dalla sua scoperta e dopo che è stata ritenuta struttura assolutamente idonee per ospitare una scultura di tale immensità.

Museo Archeologico Provinciale

Museo Archeologico Provinciale

Tratto da “Viaggio nel Mezzogiorno”

“E’ già quasi notte, e in fila tornano in porto i pescatori d’alici. Raccogliendo le reti, una sera, a una maglio restò presa non la gola d’un pesciolino, ma a un cernecchio, una testa d’Apollo. Fu allora alzata in palmo d’una mano rugosa e, tornata a dare vita alla luce sanguinando per le vampe del tramonto – al punto del collo dove la reciso – a quel pescatore parve il Battista. L’ho veduta al Museo di Salerno, e sarà prassitelica o ellenistica, poco importa: ma questo volto, che per più di duemil’anni fu lavorato dal mare nel suo fondo, ha nella sua patina tutti i colori che oggi abbiamo visto, ha conchigliette negli orecchi e nelle narici: ha nel suo sorriso indulgente e fremente, non so quale canto di giovinezza risuscitata! Oh! Tu sei la forza serena e la bellezza. Quale augurio non ci reca quest’immagine che, fra gli ulivi, è finalmente tornata fra noi”.     

Francesca D'Elia

Autore: Francesca D’Elia

Studentessa presso la facoltà di editoria e pubblicistica in Salerno. Attratta dalla scoperta del nuovo e dal confronto con persone di diverse etnie e culture. Sempre alla ricerca di incredibili storie e fantastiche personalità. Amante della natura, dei suoi suoni e dei suoi colori.
Segno zodiacale: Bilancia

Quella notte di pesca che cambiò i salernitani: la Testa di Apollo raccontata da Ungaretti ultima modifica: 2018-03-22T08:34:25+00:00 da Francesca D'Elia

Commenti

To Top