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ARTE E CULTURA

San Rocco di febbraio, una tradizione che arriva dal XVII secolo

Le immagini di San Rocco e della Madonna

San Rocco è molto popolare in Italia. La devozione si spinge in ogni regione del Paese e in particolare nella parte Sud della penisola. In provincia di Salerno è presente in modo piuttosto capillare. Cappelle ad altari si elevano in tante comunità del Cilento. Tra loro Ostigliano, piccolo casale situato sui fianchi di una collina che fa da sponda al fiume Alento.

Tra epidemie e carestie

Nel corso dei secoli epidemie e carestie hanno colpito più volte l’Italia. Spesso a fare paura è stata la peste che nel Meridione in particolare ha causato numerose vittime. Basti pensare alla peste del 1656 che attaccò duramente il Regno di Napoli e di conseguenza fece la sua comparsa anche nel Cilento. E negli anni in cui il raccolto era scarso o compromesso per le avversità atmosferiche, il quadro economico e sociale subiva un danno ancora maggiore. In tutti questi casi il popolo si affida alla sfera celeste. Si invocano i Santi e la Madonna. Sant’Antonio Abate, San Nicola, Santa Sofia, sono diverse le figure a cui ci si affida. Si elevano preghiere alla Madonna di Loreto, soprattutto fino ai secoli del medioevo. Con il XVII secolo però si assiste ad una concentrazione devozionale che coinvolge in modo decisivo San Rocco da Montpellier; quest’ultimo assume un ruolo predominante.

La cappella di San Rocco ad Ostigliano
Cappella San Rocco (foto Giuseppe Conte)

San Rocco nel Cilento

San Rocco nacque in Francia da una famiglia agiata. Secondo la tradizione, quando rimase orfano, lasciò tutti i suoi averi ai più bisognosi e raggiunse l’Italia che attraversava momenti difficili dettati da pestilenze e guerre. Ci si affida così alla sua protezione. La diffusione del culto, dunque, si accentua in gran parte del Sud Italia. E il Cilento rispecchia ampiamente il quadro devozionale. Dalla seconda metà del 1600 ogni paese mostra riconoscenza elevando cappelle ed altari intitolati alla memoria di San Rocco. Gran parte delle chiese sono edificate ai margini dei centri abitati. Lo scopo è duplice. Luoghi prestabiliti in cui erano stati confinati coloro che avevano contratto la terribile febbre. Inoltre avevano scopo ‘difensivo’. Baluardi di protezione per l’intera comunità. Il 16 agosto sono tante le realtà che ne celebrano la memoria. Tuttavia, spesso processioni votive le ritroviamo anche in altri periodi dell’anno: accade anche ad Ostigliano.

il Cilento d'inverno: Ostigliano visto dalla piazza che porta a San Rocco
Ostigliano, Sa (foto Giuseppe Conte)

San Rocco ad Ostigliano

Nel mese di febbraio una processione votiva ricorca come la comunità si affidò al Santo da Montpellier affinché liberasse il popolo dalla peste. Al cessato contagio, quando non vi furono più vittime, la statua di San Rocco fu portata in processione. Accade ancora oggi a distanza di secoli. E non è l’unico caso nel Cilento. Il patrimonio architettonico di Ostigliano vanta la parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista e alcune cappelle. Tra loro quelle di Santa Maria e di San Rocco. Quest’ultima, per edificazione e titolazione, è la più recente. È ipotizzabile che sia stata costruita intorno al XVII secolo ma in origine era probabilmente dedicata a Santa Sofia. Una testimonianza potrebbe essere la toponomastica locale: la piazzetta del paese e, fino a pochi decenni fa anche la stessa via, ne portava il nome prima di essere ceduta al Santo da Montpellier.

San Rocco di febbraio, una tradizione che arriva dal XVII secolo ultima modifica: 2020-02-19T09:00:00+01:00 da Giuseppe Conte

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