INTERVISTE

Tonico: 4 chiacchiere con un pioniere dell’hip hop salernitano

Tonico

Da 20 anni sulla scena musicale, Tonico è un artista conosciuto e rispettato anche al di fuori dei confini salernitani. Con Morfuco, Tonico ha per anni costituito un duo iconico, i Gold School, con cui ha racimolato migliaia di views su Youtube e venduto numerosissimi dischi. Grande successo è arrivato anche con il collettivo Funky Pushertz. In prossimità dell’uscita del suo primo progetto solista, ho avuto il piacere di fargli qualche domanda e di ripercorrere insieme la sua significativa carriera.

Tonico, com’è nata la tua passione per la musica?

Sono cresciuto in una famiglia di persone molto appassionate di musica. Mio padre faceva l’autotrasportatore, ha vissuto la vita intera in un camion e si sa che i camionisti ascoltano molta musica. Mi faceva ascoltare il rock, ma anche la musica più commerciale che passava per radio. Mia madre invece era appassionatissima di musica italiana e napoletana e mi ha trasmesso la voglia di scoprire prima i suoni nostrani e poi quelli internazionali. Persona fondamentale del mio avvicinamento alla musica è stato Orlando, il mio padrino di battesimo, che a tre anni mi regalò una tastiera della Bontempi, che ancora conservo gelosamente. Orlando mi ha molto spronato ad ascoltare e a scrivere musica. Infine a 9 anni ho conosciuto Stik B, trasferitosi da Torino vicino casa mia. Grazie a lui ho scoperto tanta musica nuova, ma entrambi rimanemmo particolarmente colpiti dal rap e ci avvicinammo alla cultura hip hop.

Tonico - copertina Brothers

Qual è stata invece la scintilla che ti ha fatto passare dall’essere un semplice ascoltatore al Tonico che tutti conosciamo?

Ruolo importante lo ebbero le fanzine come AL, che mi permettevano di conoscere la scena nazionale. Ad un certo punto sentii l’esigenza di proporre io la mia musica ai miei amici. Ricordo che avevo un blaster a cassette e “rubavo” le canzoni da One Two One Two, l’unico programma sul rap, in onda su Radio Deejay. Dopodiché mi presentavo alle feste con due blaster e miscelavo le canzoni, senza mixer. A 15/16 anni iniziai a scrivere le prime rime. Mi resi conto di essere molto bravo a fare gruppo. In un paio d’anni raggruppai molti appassionati di hip hop in un’unica crew, il Cafardo. Per prima cosa decidemmo di incidere un mixtape, che principalmente avrebbero ascoltato i nostri amici. A 18 anni mio padre mi regalò il primo campionatore e da quel giorno iniziai anche a produrre. Ciononostante, sono rimasto un grande ascoltatore di musica e un collezionista di vinili.

Tonico - con i Funky Pushertz

Secondo te, qual è la differenza principale tra l’affacciarsi nel mondo della musica oggi, rispetto a 20 anni fa, quanto tu hai iniziato?

20 anni fa dovevi “rubare” la musica dappertutto. Ad esempio, se sentivo una canzone dallo stereo di una macchina, chiedevo al proprietario cosa stesse ascoltando e se potesse prestarmi la cassetta per poter campionare la parte musicale che mi interessava. Oppure era necessario andare alle jam per potersi confrontare con altri rapper di altre città. Tutto questo era fondamentale per conoscere e per evolversi. Ora è tutto molto più semplice grazie all’avvento del web. Comunque trovo del buono in entrambe le epoche. Oggi è più facile trovare un confronto con altri artisti. Purtroppo però si da troppa attenzione all’immagine. In alcuni giovani con cui sono entrato in contatto, ho notato, ancor prima della voglia di imparare, la voglia di crearsi un personaggio. Non sono disposti ad attendere e questo rischia di farli bruciare in poco tempo. Certo, la nostra era un’attesa obbligata, ma almeno ti concedeva più tempo per pensare.

Tonico - live insieme a Morfuco

Per fare musica, che contesto è stato per te Salerno e, allo stato attuale, che contesto è, secondo te, per i giovani?

Salerno è cambiata tantissimo negli ultimi 20 anni. Prima non offriva alcuna possibilità. Però c’era già una scena hip hop in grande fermento. Ad esempio per i graffiti c’era già la KNF. Noi del Cafardo avevamo True, che è l’esempio del writer che sarei voluto essere. Al tempo cercavo persone appassionate come lui, come Stik B, Morfuco, Mazzettone, Patto. Persone che, come me, prima del talento, avevano una grandissima voglia di fare. Circondarmi di persone del genere è stata la mia fortuna. Importante menzionare: per il writing la UHT e la ZSE, i writers del nostro gruppo; per la breakdance la CBE, oggi Salerno Bboying; tra i Dj, DjPio, Musta e DjRogo. Quest’ultimo è stato davvero importante per noi. Oggi purtroppo l’hip hop è un po’ scomparso, nonostante ci siano tante realtà interessanti.

post esibizione BITS 2018

Parlaci del tuo laboratorio di streetsong writing e di cosa ha spinto un artista come Tonico a mettersi in gioco nel progetto The Square.

Scopo principale del mio laboratorio è quello di riportare la scena hip hop, stimolando un confronto tra realtà differenti. Quando Daniele Ciaky mi propose di tenere questo laboratorio, non ero sicuro di esserne in grado. Innanzitutto mi prefissai di evitare che tra i partecipanti potessero nascere antipatie. Ho voluto precisare che siamo tutti uguali. Nel mio laboratorio si scrive il rap, non si fanno altri generi. Non per discriminazione, ma l’obiettivo è quello di migliorare questo tipo di scrittura. Quest’esperienza mi ha fatto molto bene, perché anche un ragazzino può insegnarti qualcosa. Ora sono arrivato a tenere 20/25 persone l’anno, situazione difficile da gestire, trattandosi di persone diverse tra loro. Ma mettendo i giusti paletti, siamo riusciti a funzionare. La ciliegina sulla torta è stata l’esibizione dei ragazzi del laboratorio al BITS, davanti migliaia di persone. Sono rimasto sbalordito da come si siano mangiati il palco in quell’occasione.

Tonico - con i ragazzi del laboratorio

Stai lavorando al tuo primo disco solista. Puoi anticiparci qualcosa? E cosa ti ha spinto dopo tanti anni a scrivere un disco tutto tuo?

Ho sempre fatto parte di collettivi e ho sempre supportato i progetti altrui. Col tempo ho iniziato a pensare un po’ più a me stesso, non per egoismo, ma perché ho pensato che dopo tutto l’amore dato ad altre persone, è ora di far conoscere chi è veramente Tonico. In realtà il mio primo disco solista è stato Jet Lag, progetto strumentale senza pretese, che comunque ha venduto 300 copie in vinile. Ora voglio inserire anche il rap. È un progetto in continua mutazione. Ad esempio sto pensando di inserirci i ragazzi del laboratorio. Perché io sono così: per me la condivisione è fondamentale. Per questo il prossimo disco sarà sicuramente pieno di featuring. Oltre al disco, sto anche lavorando alla colonna sonora di un cortometraggio di Andrea Beluto, Pick of the Day ed al progetto Banda Maje, collettivo che si ispira a sonorità nostrane anni 70/80.

Tonico: 4 chiacchiere con un pioniere dell’hip hop salernitano ultima modifica: 2019-07-30T09:00:59+02:00 da Davide Palmieri

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