CURIOSITÀ

A Salerno il riso più pregiato

“E d’estate e d’inverno farro e rise infinite da Salierno”

Nel 1600 il riso di Salerno era il più rinomato del Meridione e dell’Italia intera. Nominato nei testi di cucina del Risorgimento, come scelta principale per le zuppe. E non solo. Ispirava massaie così come i poeti.
Le varietà più antiche di riso pare siano comparse oltre quindicimila anni fa lungo le pendici dell’Himalaya. Sicuramente è nato in Cina verso il VI millennio a.C. e costituisce il cibo principale per circa la metà della popolazione mondiale.

I cereali sono alla base della nostra alimentazione, soprattutto nel bacino del Mediterraneo. E in Campania il riso era diffuso ancor prima della pasta, poi preferita per sapore e costi.
Fuori dal Principato Citra, solo nel territorio di Castellammare si avevano il territorio e l’umidità adatti a tali piantagioni. I Romani lo conoscevano e lo utilizzavano per lo più come medicamento. Gli Arabi come dolce. Con zucchero e cannella.

 

È proprio grazie a questi ultimi che il riso si diffuse nel Regno delle due Sicilie.
I terreni più paludosi si estendevano da Salerno verso la Piana di Sibari, dove oggi ancora resiste la cotivazione di questo cereale, al di fuori delle piantagioni del Nord.
Nel 1500 entrò a far parte dei banchetti di corte. Solo due secoli dopo si diffuse maggiormente nei piatti più poveri, anche utilizzato sotto forma di farina per frittelle e gnocchi.

Nell’800 è ormai protagonista delle feste e dei giorni speciali lavorato come sartù al forno o arancine. Con soli altri pochi ingredienti semplici, come sugo e piselli. Nel Principato Citra, tipico piatto di Pasqua era la Pastiera di riso.

campi di riso

campi di riso

 

3 secoli di riso prosciugati col fango…

Per alcuni secoli il Sud ha contribuito alla diffusione di un alimento non ampiamente apprezzato, perché particolarmente difficile da coltivare e produrre. Era particolarmente costoso rispetto al grano e alle verdure e ritenuto cibo per malati e convalescenti.
La Piana del Sele fu l’area di introduzione di questo chicco in Italia.
Sulla fine del ‘700, imperversava la crisi del Regno. I feudatari approfittarono della situazione instabile e dei diffusi stagni per allargare a vista d’occhio e indiscriminatamente le piantagioni.
Il vero problema delle risaie era l’aria insana delle paludi, che appestava tutte le aree circostanti fino a raggiungere il centro cittadino.
L’acqua stagnante nelle campagne, le zanzare, la malaria. La situazione per i contadini e le popolazioni della provincia era tutt’altro che salubre.
L’economia del Principato di Salerno era ormai considerata ad alto rischio. Intorno al 1820, la coltivazione del riso venne posta a severe restrizioni.

Anche Abruzzo e Molise ne risentirono. Le attività di bonifica presero atto durante il ‘700 e per tutto l’800, soprattutto a cura dei Savoia.
All’indomani dell’Unità d’Italia, fu valutato più adatto per paludi e stagni il territorio padano, a ridosso del Po. E questo decise l’andazzo dell’economia del Sud, come del Nord.

Erika V Mogavero

Autore: Erika V Mogavero

A 6 anni scrive il suo primo romanzo (nel cassetto). Cresce seguendo diverse passioni, tra cui la lettura, la scrittura, il teatro, soprattutto la natura e la psicologia, che la portano, nel 2011, a diventare operatrice di comunita’ e attivista in diverse associazioni animaliste del territorio. Nello stesso periodo, entra a far parte della redazione di ”Kaos”, ma siccome col volontariato non si mangia, si dedica sempre di più alla cucina, lavorando nei locali della movida salernitana. Vegetariana da 16 anni. Vegana da 7. Tutto questo confluisce finalmente nel 2015 in ”Veg And The City”, il suo progetto attuale.

A Salerno il riso più pregiato ultima modifica: 2017-11-28T07:38:35+00:00 da Erika V Mogavero

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