Noi Salernitani

Una vita a sei corde: intervista a Francesca de Filippis

Oggi abbiamo incontrato Francesca de Filippis, giovane musicista salernitana

Alle spalle già tanta gavetta e in corso un’esperienza di insegnamento.

E. Come gestisci le tue giornate?

F. Tra studio, Master di II livello al Conservatorio di Parma e l’organizzazione di tutto ciò che comporta il lavoro scolastico, tra lezioni, consigli, riunioni,…

E. In che istituto insegni?

F. Istituto Superiore Teresa Confalonieri di Campagna.

E. E’ stato difficile ottenere questo posto?

F. Si’ e no. Oltre all’impegno, mi si è affiancata anche un pò di fortuna. Ho partecipato al bando e i due arrivati prima di me si sono ritirati.

E. Ci spieghi questo progetto di portare la chitarra nelle scuole? Io ricordo il flauto, ai miei tempi e nessuno di noi lo sapeva realmente suonare, diciamoci la verità!

F. Non è un progetto, in realtà. Come può essere un corso supplementare fuori orario. In questo caso, è una scelta del Liceo. La sezione M è la sezione musicale e gli alunni scelgono il loro strumento, in base alle disponibilità e alla loro personalità. La prima scelta deve essere uno strumento polifonico, come la chitarra, appunto, o il pianoforte. Che si affiancano ad un altro strumento monodico, come potrebbe essere il flauto traverso.

Citando il Maestro Morricone, il flauto rappresenta un insegnamento nelle scuole antiquato e inefficace. Allontana i giovani, che non imparano ad amare la musica.

Francesca de Filippis

Francesca de Filippis

 

Interviene Francesco Sgambati, professore all’Istituto Comprensivo ”Vico Equense 2 – Filippo Caulino”, fidanzato di Francesca.

Lo strumento in questo Istituto è materia curriculare prevista dal Ministero dell’Istruzione. E’ inserita all’interno dell’orario scolastico, insieme alle altre materie, come l’italiano o la matematica.

E. Si lasciano prendere dalla musica questi ragazzi di oggi o sono tutti pc e telefonino anche a scuola?

F. Assolutamente si! Ho trovato tanta tanta sensibilità verso la musica e questo mi ha sorpreso. Penso che per un ragazzo che si iscrive al Liceo e quindi ha già fatto una scelta impegnativa, scegliere uno strumento vuol dire essere consapevole di un impegno maggioritario che vengono ad assumersi. Un ragazzo che fa questa scelta è sicuramente un ragazzo sensibile. In tutte le esperienze che ho avuto, ho trovato ragazzi veramente sensibili e appassionati.

Può capitare di trovare un sogetto un pò più svogliato che vada preso con un certo tatto, come è normale che sia. Ma non posso dire di aver trovato una generazione asettica.

E. Quanto risulta importante la musica in realtà come quella di provincia in cui insegni tu?

F. è fondamentale. Il contesto sociale è complicato. Alcuni ragazzini lasciano addirittura il liceo non portando a termine gli studi. Eppure, in molti, pur di frequentare la scuola, scelgono proprio il Liceo Musicale perché rappresenta qualcosa che può coinvolgerli positivamente.

Da questo punto di vista, mi sento molto vicina al pensiero del Ministro dell’istruzione venezuelano Abreu. Fondatore di El Sistema, modello didattico musicale con accesso libero e gratuito. Nei quartieri più poveri, si poteva dare l’opportunità ai ragazzi di guardare in qualche modo la bellezza del mondo. Anche per i ragazzi abituati ben presto al lavoro, alla durezza della vita, la musica poteva far risalire a galla il lato umano.

E. Parlando del flauto, ricordo la soddisfazione quando, alle scuole Medie, ho imparato il pezzo di Celine Dion della colonna sonora di Titanic. A che brani sono legati i tuoi alunni?

F. Questa anche è una bella domanda. Ovviamente, io ho un programma ministeriale da seguire. Però io cerco di partire sempre dal vissuto quotidiano. La difficoltà pratica che ti impone lo strumento, la coordinazione, la posizione, il lavoro quotidiano, deve essere supportata da qualcosa che io ho scovato dentro di te. La tecnica è importante e resta la base imprescindibile, però bisogna sempre trovare la chiave di lettura dei ragazzi. La partenza quindi è sapere cosa preferiscono suonare, cosa hanno ascoltato alla radio.

Oggi mi chiedono molti brani pop. Ed Sheeran, Adele, ma anche i Metallica. La sorpresa l’ho avuta da un alunno che mi ha chiesto Tárrega, compositore e chitarrista spagnolo.

E. E che brani proponi tu da programma? Pezzi di classica, giusto?

F. Si, chiaramente. Con la chitarra si comincia con alcuni autori dell’800 propedeutici fondamentali.

Per me, ad esempio, il metodo di Sagreras o gli allievi della scuola di Tárrega. Ancora compositori dell’Italia Meridionale, come Ferdinando Carulli e Mauro Giuliani.

Francesca de Filippis e Francesco Sgambati

E. Se permetti una domanda personale, anche il tuo fidanzato è un professore di chitarra. Anche lui giovanissimo. Ma non vi siete conosciuti a scuola come colleghi. Raccontaci come è andata e come siete arrivati al vostro obiettivo comune.

F. Ci siamo conosciuti in conservatorio. Frequentavamo la stessa classe, del Maestro Franco Matrone. Avendolo adocchiato subito, gli ho chiesto di formare un duo. In realtà, non abbiamo mai formato un gruppo musicale. Suoniamo e proviamo continuamente insieme per la passione che ci lega.

E. Per concludere…prossimi obiettivi?

F. Sicuramente, portare a termine il Master (le manca poco), con la speranza di entrare di ruolo a scuola, il che porterebbe senz’altro una maggiore sicurezza.

E perchè no, nei miei sogni vorrei produrre un incisione discografica.

E. Ti va di aggiungere un’ultima considerazione?

F. Si, credo che il Liceo Musicale sia una bellissima realtà. Potrebbe essere gestita meglio dal punto di vista della struttura ministeriale. Secondo la mia esperienza attuale, mi sembra che sia i ragazzi che i colleghi tutti vivano una sorta di difficoltà nella gestione del tempo a disposizione.

Essendo un modello ancora nuovo, può sicuramente essere migliorato sulle questioni che riguardano i tipi di strumenti e la quantità di ore necessarie a lavorare bene.

Ringraziamo la nostra Prof. Francesca per la disponibilità e l’entusiasmo che trasmette parlando dei ”suoi ragazzi”. Augurandole che tutti i suoi sogni vengano portati avanti dal suo talento e dalla sua tenacia, sempre sulle vibrazioni della sua chitarra.

Erika V Mogavero

Autore: Erika V Mogavero

A 6 anni scrive il suo primo romanzo (nel cassetto). Cresce seguendo diverse passioni, tra cui la lettura, la scrittura, il teatro, soprattutto la natura e la psicologia, che la portano, nel 2011, a diventare operatrice di comunita’ e attivista in diverse associazioni animaliste del territorio. Nello stesso periodo, entra a far parte della redazione di ”Kaos”, ma siccome col volontariato non si mangia, si dedica sempre di più alla cucina, lavorando nei locali della movida salernitana. Vegetariana da 16 anni. Vegana da 7. Tutto questo confluisce finalmente nel 2015 in ”Veg And The City”, il suo progetto attuale.

Una vita a sei corde: intervista a Francesca de Filippis ultima modifica: 2017-12-01T02:29:32+00:00 da Erika V Mogavero

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