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Roberto Ricco, è di Battipaglia il Campione italiano m35 di Atletica leggera

Roberto Ricco Sul Podio Ancona

Classe ’83, fisico vigoroso e il sorriso di chi sa che il successo, la vittoria è solo la punta di un iceberg fatto di sacrifici e passione sommersi. Negli occhi la luce di chi ha lasciato la bellezza della Campania per vivere il sogno – e la più grande bellezza – del futuro con la propria compagna.
Roberto Ricco è di Battipaglia, ha militato per anni in varie squadre di serie A. Oggi vive a Valenza dove sta costruendo il suo futuro e non ha rinunciato allo sport.

Roberto Ricco fa sfoggio della sua medaglia

Intervista a Roberto Ricco

Mens sana in corpore sano?

Il successo di Roberto acquisisce maggior valore se consideriamo che arriva dopo una pausa di sei anni dagli allenamenti. Con una forza di volontà non comune e il giusto supporto del suo allenatore, Alessandro Puppo, è riuscito a guadagnare il primo posto nella specialità del getto del peso. «Alessandro è stato un eccellente allenatore – racconta Roberto – perché è stato anche un mental coach. Ha notato da subito i miei punti di forza e ha saputo valorizzarli».
La passione di Alessandro ha saputo motivare Roberto in una circolarità di energie tra allenatore e atleta che conosce solo chi ha praticato attività sportive.
Ascoltando Roberto è chiaro come l’atletica – e lo sport in generale – sia palestra di vita: non è solo sforzo fisico ma disciplina del pensiero e delle emozioni. Un lavoro su sé stessi che rasenta la spiritualità con l’attenzione a mantenere una mente pulita da ciò che ci limita.

Ci racconti la gara?

«È stata una gara non facile perché ad ogni lancio c’era un miglioramento sia da parte mia che da parte del mio avversario». A questo punto, quasi a chiarire il senso più sublime dello sport, Roberto spiega come la gara sia diventata qualcosa che dal piano tecnico si è spostata sul piano psicologico, del pensiero. La gara tra due volontà che si mettono una di fianco all’altra e, consapevoli che sul piano della tecnica non potranno spuntarla perché continueranno a superarsi, si incontrano su un piano tutto mentale, dove è la propria umanità – impasto di emozioni, pensieri e ragione – che si mette in gioco.
«Il mio avversario è di Verona, una persona molto preparata e tecnicamente valida. Penso che la nostra gara si sia giocata sul piano della determinazione».

Roberto, come nasce la tua passione per lo sport?

«Guardando gli allenamenti di mio fratello che per me è da sempre un modello: un vero e proprio idolo sportivo. Lui è specializzato nel lancio del giavellotto. Già dal mio primo incontro con quella realtà ho potuto scoprire il mondo dell’Atletica. Si tratta di uno sport che aiuta i ragazzi a fare gruppo ed è una realtà sana».
Tutti conosciamo i rischi che corrono gli adolescenti: il tentativo di centrarsi nella ricerca del proprio io, i primi approcci con le dinamiche di gruppo che spesso portano a scelte deleterie sono l’espressione di una maturazione umana che se correttamente incanalata può generare un futuro migliore per l’intera società. Lo sport, come poche altri fenomeni aggregativi, riesce in questo.
Roberto ne sottolinea il valore: «Io amo tutti gli sport. Ho cominciato da subito nella disciplina del lancio del peso: avevo 13 anni quando ho iniziato ma con gli amici ho giocato anche a calcio, rugby… in particolare ci tengo che le dinamiche sportive si mantengano pulite, estranee dalle brutture del doping». Perciò la scelta di essere testimonial di una campagna di sensibilizzazione che ha fatto il giro di tutte le scuole italiane, Liberamente vinci.

Qual è l’ingrediente segreto nella ricetta per il successo?

Alla domanda un po’ banale Roberto punta tutto sull’approccio psicologico: «Bisogna crederci. Non bastano gli allentamenti: bisogna tornare a casa carichi, convinti di ciò che hai fatto sul campo». Ripete che bisogna crederci perché, secondo lui, un atteggiamento mentale positivo non è determinante ma è l’unico punto di partenza.
Ancora una volta quello che dice Roberto è un insegnamento utile per tutti gli aspetti del quotidiano: studi? Bisogna che tu creda in te stesso. Lavori? Bisogna che tu sappia quanto vali! Questo non significa cadere nell’autocelebrazione: è piuttosto l’attenzione a porsi in una dinamica di consapevolezza in cui sei capace di riconoscere di quanto sei migliorato e di quanto puoi, volendo, migliorare.

Come ti trovi a Valenza?

«Devo essere sincero: sono stato accolto bene! Sono state molte le persone di Valenza, poi, che hanno voluto congratularsi con me. Anche da parte mia è stato motivo di orgoglio portare la mia squadra, l’Atletica Alessandria, sul podio: io ho fatto tre gare – due regionali e una nazionale – e ho portato un bronzo, un argento ed un oro».
Traspare dalla sua voce il senso di appartenenza alla sua nuova squadra di cui non perde occasione di mettere in risalto le potenzialità dei suoi compagni. Racconta delle amicizie fiorite sul campo, di quelle storie di condivisione tipiche dello sport, dove ciascuno mette in comune le sue esperienze e conoscenze. Ancora una volta è il campo sportivo in cui le differenze sono elemento di comunione piuttosto che divisorio. Un insegnamento importante di questi tempi.

Qual è il tuo prossimo obiettivo?

«Mi sto già preparando per i Campionati europei che si terranno a Jesolo il prossimo settembre».

Ci racconti la tua storia d’amore?

Sono oramai 9 anni che stanno insieme. Roberto ha conosciuto Daniela sul campo di atletica. Da quel giorno, passo passo, hanno intrecciato le loro vite e hanno scelto che, nonostante le difficoltà, sarebbero rimasti insieme.
Per questo motivo e a causa dell’imprevedibilità delle opportunità che la vita ci riserva, Roberto e Daniela sono approdati a Valenza. Amano la nostra terra – lui è di Battipaglia e lei è di Salerno – ma la Campania non ha offerto le stesse possibilità che si possono cogliere altrove: per loro è Valenza ma quanti amici abbiamo lontani da casa? Modena, Chiavenna, Firenze… Loro come tutti sentono la mancanza delle famiglie e dei luoghi familiari ma è più forte la gratitudine a Valenza perché è grazie a questa cittadina che, al termine di una giornata, si può tornare a casa ed essere famiglia.

Com’è la vita fuori casa?

Noi come loro, credo, non smetteremo mai di sentire la mancanza dei nostri litorali, dei mercati chiassosi e delle estati calde col traffico che innervosisce e ruba tempo. Non smetteremo la malinconia per la neve che non ci aspettavamo a Battipaglia e Salerno e non finiremo di chiederci se chi amiamo stia bene o finge al telefono per non preoccuparci. Eppure è in questa migrazione continua che siamo sempre più italiani, vivendo un’identità che supera il provincialismo ed è slancio verso una cultura, un’identità europea.
Almeno, per chi ha capacità sufficiente per comprenderlo.

Immagine della medaglia vinta da Roberto Ricco

«Dove vai»?

Roberto, quale atleta, è esempio per tutti che la dedizione e la costanza sono gli unici ingredienti per una ricetta che contempli il successo anche se poi ci sono variabili che non possiamo controllare. Anche per la sua storia personale, poi, è l’immagine della nostra generazione: una generazione che ci prova, ritenta, nell’amara solitudine dell’emigrare che proviamo in molti. Un emigrare di terra in terra, come nel suo caso, o come nel caso di altri un emigrare simbolico, magari da una relazione col coraggio di ammettere che un matrimonio è finito o avrebbe fatto bene a non iniziare. Il coraggio, come nel loro caso, di scegliersi per sempre ma giorno dopo giorno, di volta in volta e tenersi stretti da quel giorno in cui si sono riconosciuti complementari nel vortice di mille altri volti.
Una condizione che in pochi comprendono e della cui sacralità ancora in meno hanno rispetto. Anche nell’orizzonte artistico, pochi artisti ne cantano con le loro opere, come Maldestro.

Perché secondo te molti giovani lasciano il Sud per il Nord?

«Amo il Sud ma dobbiamo ammettere che, anche a livello di strutture, non c’è la stessa offerta del Nord. Le uniche strutture che sono a disposizione delle svariate discipline non sono a disposizione di tutti». Dall’esperienza di Roberto è ancor più concreta la disparità che si avverte già in ambito nazionale ed internazionale tra i vari sport, come se alcuni fossero figli di un dio minore: «Gli investimenti maggiori riguardano il calcio. Il Sud dovrebbe crescere per poter coltivare i talenti che ha. Tuttavia restano le squadre del Nord a dare più speranze ai giovani».
Il problema dello sport è immagine di un’altra realtà. È di questi tempi la ridondanza arcaica della sfrontata ipocrisia di una società e di una politica che proclamano e sponsorizzano uno stereotipo di “famiglia tradizionale” e non offrono neanche il minimo indispensabile per questa generazione e la precedente che ne agognano la realizzazione. Situazione che fa da contraltare a tante persone che stringono legami e relazioni formando, di fatto, famiglie più solide e calorose di altre che però vengono additate nel rogo del pregiudizio di chi li percepisce nello spettro della “diversità“.

A questo punto è d’obbligo leggere il decalogo del salernitano che parte: le dieci cose da fare prima di lasciare Salerno secondo Elena Morrone.

Jeremiah De Saint-Amour

Autore: Jeremiah De Saint-Amour

La comunicazione è una delle mie più grandi passioni e il giornalismo rimane, per ora, nient’altro che questo.
Amo le collaborazioni e le contaminazioni tra generi differenti di scrittura, di mezzi di comunicazione e di idee. Se hai qualche proposta, contattami pure!
Scrivere, per quelli come me, è inevitabile come l’amore.

«Jeremiah de Saint-Amour amava la vita con una passione senza senso, amava il mare e l’amore, amava il suo cane e lei, e a mano a mano che il giorno si era avvicinato aveva ceduto alla disperazione, come se la sua morte non fosse stata una decisione sua ma un destino inesorabile.
(…) Era inevitabile: l’odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati».

Roberto Ricco, è di Battipaglia il Campione italiano m35 di Atletica leggera ultima modifica: 2019-03-05T09:00:29+02:00 da Jeremiah De Saint-Amour

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