INTERVISTE

Demon Inside: scrutando l’anima dell’artista

Chiara Pepe

Chiara Pepe, l’istinto nel percorso Demon Inside

Il 5 ottobre inaugura la mostra Demon Inside. Sembra quasi essere il perfetto regalo di compleanno dell’artista, Chiara Pepe, che stesso in quel giorno compie vent’otto anni. Potrà festeggiarlo al MOA – Museum of Operation Avalanche, all’interno del quale sarà esposto un tratto della sua vita.
Una donna dalla sensibilità toccante. Un vortice d’idee e di antri nascosti che con un po’ di giochi di luci e ombre escono fuori, giorno dopo giorno, attraverso la sua arte.
Ciò che colpisce di Chiara è che nella sua costante evoluzione non tiene a freno il suo estro. Sboccia e lascia che gli altri la osservino nei molteplici interessi.
La persona che è, la sua vita, i suoi amori e le sue sofferenze sono all’interno di ogni suo lato espressivo.
Nata a Battipaglia e avendo tratto molto della sua formazione nel salernitano, Chiara è oggi pittrice, fotografa, scenografa e cantante. Voce all’interno del Coro Armonia che compie i quarant’anni di attività.
Un’eccellenza salernitana, una lusinga per il nostro territorio.

L’intervista

Grazie al suo altruismo nell’esporsi continua a dare a molti l’opportunità di guardare degli aspetti della vita che per i più sono nascosti…
Ha concesso le sue riflessioni ai lettori di itSalerno, sciogliendosi con il cuore tra le dita accompagnandoci lungo i sentieri della sua ricerca.
Demon Inside, senza far mistero dei mostri che agguantano l’anima.

Chiara Pepe

Chiara Pepe

 

Cosa ti ha ispirato in una ricerca così profonda?

Come capita spesso durante lo sviluppo di un’idea, la ricerca è nata da un problema personale. Una forte delusione, seguita dalla rabbia. Questa è stata sfogata, incanalata tramite la ricerca dei demoni interiori.
Ho riflettuto sul fatto che una persona che apparentemente è un santo ha i suoi demoni interiori e l’idea è nata proprio per evidenziare che nel martirio non è detto che i santi siano stati puniti da altri. Piuttosto sembra essere una punizione personale. Il martirio è interno ai santi stessi seppure nella storia e nell’icnografia può sembrare tutt’altro. Ma io ho visto questo, una condizione del tutto personale. L’autoinfliggersi una pena.
Qualsiasi lavoro si faccia è sempre dettata da un accaduto in prima persona.

Cosa c’è di tuo, personale e intimo che richiama alla mostra Demon Inside?

La storia dell’arte è sempre stata una grande passione per me. Il fatto di prendere spunto dai grandi della storia dell’arte, come Caravaggio o Da Messina e trarne qualcosa che appartiene ad un privato modo di essere.
In tutti i lavori che svolgo c’è un senso di appartenenza. Vengo da una famiglia molto cattolica e sono abituata a vedere da sempre immagini dei santi. Le icone dei santi; seguono e per certi versi perseguitano allo stesso tempo.
I miei nonni mi hanno vista crescere come persone e mi hanno trasmesso il senso di religione e di immagine votiva che mi porto ancora oggi. È grazie al loro gesto protettivo di donarmi una figurina religiosa, o farmi trovare un’immaginetta della Madonna nella borsa o sulla scrivania, che ho anche sviluppato questo legame. Traendo da questo gesto, una piccola benedizione da portare con me che in qualche modo mi ricorda loro.

 

Chiara Pepe e Giulia Crivelli

Chiara Pepe e Giulia Crivelli

 

Le immagini arrivano dove le parole non possono accedere…

Mia nonna, ad esempio, non si è sconvolta del senso della mostra “Demon Inside”. Bensì è rimasta molto presa dall’immagine della Madonna, dal suo realismo, senza batter ciglio sulla manifesta sofferenza, quasi brutale dall’opera realizzata.
Siamo abituati a una visione dal ‘600 in poi di santi martiri che diventano immagini votive, quando da un punto di vista umano c’è un’atroce sofferenza. La domanda che mi sono posta di fronte a tutto questo è stata… come si fa a venerare qualcosa che è sofferenza pura?
è più semplice guardare le immagini per spiegarlo. Loro arrivano dove le parole non possono accedere. Le figure drammatiche le approcciamo come preghiera. Ho reso più drammatica l’immagine, calcando la mano in base anche alle mie personali esperienze, cambiando il punto di vista.
Santa Lucia, una martire che potrebbe non aver subìto la brutalità del gesto, quale sentirsi cavata gli occhi, bensì sono questi stessi che sono usciti fuori da soli, a causa della sofferenza, a causa del dispiacere.

 

Il tuo percorso di studi è sempre passato attraverso i cunicoli dell’arte, dalla scuola agli interessi. C’è qualcosa che ti ha formata particolarmente?


La base è la pittura. Sono diplomata in pittura e da qui è nato un percorso che è passato dal bidimensionale al dipingere sui corpi. Questa cosa però impediva che l’opera restasse nel tempo. Per renderlo permanente, al fine di trattenere questa forma d’arte, mi sono dedicata anche alla fotografia.

 

Il tema da te trattato è molto delicato. Parla dei demoni interiori, e non tutti hanno il coraggio di scendere in profondità e guardare negli occhi il proprio tormento. Cosa pensi che possa emergere dal mettere in mostra la tua ricerca?


Qualche mese fa è successa una cosa bellissima. Durante una passeggiata una ragazza che conoscevo solo di vista prende il telefono e tira fuori una foto di Demon Inside. Sbiancando mi chiese se fossi io l’artista ad aver prodotto questo.
La ragazza in questione tramite amici è rimasta colpita dall’immagine e l’aveva appesa in camera, senza sapere io chi fossi e prima ancora di conoscermi. Si è poi confrontata con me, con un pezzo della mia anima che in realtà era già all’interno di quell’opera. Mi commuove sapere che qualcuno coglie aspetti e sfumature della mia personalità, avendo una reazione così forte. È poi il piccolo vantaggio che si ha sfruttando i social. Qualcuno può conoscere prima le mie opere e attraverso queste conosce me. Si crea una forte sinergia tra il mio essere e l’esterno diventando un tutt’uno.

 

 

 

Opera di Chiara pepe

Opera di Chiara pepe

 

Alcune delle reazioni


Molti amici invece non si immedesimano nelle mie opere e non riescono ad approfondirle. è per via della loro profondità talvolta troppo sincera e dilaniante.
Mi chiedono di rimuovere le immagini perché impressionanti. Anche gli estranei spesso attraverso le loro reazioni mi mandano segnali di un’opera riuscita.
Manifestarla è un atto di generosità seppure non sia un’opera dalla classica bellezza, bensì un aspetto molto intimo. E da qui si hanno tantissime risposte diverse, e tutte mi portano molte soddisfazioni! Con l’intensità delle opere che vengono esposte emerge un lato degli altri che è affine con una parte di me.

 

Sei molto giovane e hai già voluto scavare in un aspetto molto particolare della visione umana… cosa hai imparato durante la tua ricerca?


In realtà non mi sono data delle risposte, la ricerca è sempre in atto. È costante. Può cambiare il tema ma tutto ciò che produco è una conseguenza dell’altro. Non riesco a terminare realmente un progetto. Sono io a dare un punto al progetto nel tentativo di andare all’avanscoperta di altro.
Io sono tempesta ed impeto. Quando raggiungo l’idea del principio sono io a mettere un punto. Per evitare anche che diventi un’ossessione. Non è un punto fermo, ma una continuazione del mio percorso. Ad esempio il lavoro successivo è appena nato e si chiama Nightmare, incubo. È in fase di elaborazione, in fase embrionale.

Chiara Pepe

Chiara Pepe

  

Com’è strutturato il percorso della mostra?


è molto semplice, sono stampe discretamente grandi che richiamano le immagini votive antiche e all’interno noi abbiamo Demon Inside. Sono sette santi. L’addolorata che è filo conduttore di tutto, inizio e fine. San Bartolomeo, Santa Lucia, Cristo Redentore, San Biagio, Sant’Agata, San Giovanni Battista decapitato.
Santi che fanno parte della mia vita per diversi motivi. Ancora adesso questi sono per me una presenza importante. Un qualcosa che dalla singola icona si è sviluppata in una ricerca sulle credenze e sui rituali campani.
Il MOA è un antico quadriportico chiuso. Il pubblico camminerà accanto alle immagini e potrà così osservare questa parte di me nell’arco delle circa due settimane in cui le mie creazioni saranno esposte al pubblico.

 

Francesca D'Elia

Autore: Francesca D’Elia

Studentessa presso la facoltà di editoria e pubblicistica in Salerno. Attratta dalla scoperta del nuovo e dal confronto con persone di diverse etnie e culture. Sempre alla ricerca di incredibili storie e fantastiche personalità. Amante della natura, dei suoi suoni e dei suoi colori.
Segno zodiacale: Bilancia

Demon Inside: scrutando l’anima dell’artista ultima modifica: 2017-09-22T08:04:32+00:00 da Francesca D'Elia

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