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Storia

Ippolito da Pastena: la luce della rivolta salernitana

Spada - Ippolito da Pastena

Da quando fu siglato la pace di Cateau-Cambrésis, due furono le superpotenze che dominavano incontrastate in Europa: la Spagna e la Francia. Al contrario, l’Italia era relegata ad un ruolo marginale, ridotta ad una torta succulenta da spartirsi. Tuttavia, non mancarono i moti italiani nel tempo che tentarono di svincolarsi dal potere apparentemente illimitato dei conquistatori. Anche Salerno si fece protagonista di episodi di guerriglia che, spesso, furono soppressi con il sangue. In particolare, sul palco storico emerge una figura astuta e ambiziosa. Ippolito da Pastena.

La rinascita di Ippolito da Pastena: da pescivendolo a rivoluzionario

Ippolito da Pastena nacque nel 1615, in uno dei quartieri forse più caratteristici della città di Salerno, il rione Fornelle. Nonostante si trasformò in un faro di rivolta contro degli spagnoli, non si interessò immediatamente ai moti rivoluzionari. Difatti, svolgeva la sua attività umilmente, commerciando pesce e solo dopo dieci anni di carcere iniziò ad avvicinarsi alle problematiche dell’epoca. Indubbiamente, fu determinante la figura di Masaniello, che riecheggiava da Napoli a Salerno, idolo delle folle in rivolta. E così Ippolito da Pastena, dopo aver messo i suoi servigi a disposizione del Duca di Nocera, riuscì a far pendere l’ago della bilancia a favore dei suoi concittadini. I soldati del Duca erano mercenari o briganti, interessati piuttosto ad approfittare della situazione catastrofica in cui versava la città, lacerata dalle lotte intestine. Ma in quel momento, Ippolito diede loro un motivo per combattere: riprendersi la città. E combattere un nemico ingiusto.

Via Di Salerno - Ippolito da Pastena
Foto di Vittorio Morrone

La lotta sociale che ritorna: il privilegio contro la povertà

La situazione salernitana era sull’orlo del baratro. La famiglia Sanseverino non era più in grado di reggere la città e infuriavano le proteste. Specialmente, vi era un odio generalizzato nei confronti di coloro che si erano arricchiti, facendo cadere la città in un clima di tensioni e povertà. La casta privilegiata aveva approfittato della città di Salerno. Aveva ridotto a brandelli la vita, già poco facile, dei poveri. E così, Ippolito si fece portatore di quel desiderio di rivalsa che serpeggiava nella città, organizzando le milizie del Duca di Nocera. I salernitani non aspettavano altro. Si animarono di volontà e di tutto ciò che potevano trovare per contrastare quel potere altolocato e così lontano dal popolo. E Ippolito ne fu il pifferaio magico. Stanziò il Comando popolare alla Carnale, emblema già in passato di difesa contro i Saraceni. Ma, purtroppo, la sorte doveva ancora lanciare i suoi dadi.

Forte la Carnale dove si rifugiò Ippolito da Pastena

Ippolito da Pastena, un salernitano tra le strategie europee

Dopo una prima, breve, riconquista della città da parte degli spagnoli, Ippolito da Pastena dimostrò nuovamente il suo coraggio e la sua astuzia riappropriandosi di Salerno. Tuttavia, ciò non fu unicamente una lotta isolata dal resto del disegno politico europeo. Ma, anzi, ne rappresentava una strategia. Difatti, Ippolito era appoggiato dal regime francese, aspro nemico degli spagnoli. In seguito alla morte di Masaniello, ottenne anche il vicariato della Basilicata e del Principato, entrando nelle grazie del duca di Guisa. E, lontano dalla sua Salerno, collezionò una sconfitta in qualità di condottiero da parte degli Asburgo. Non gli rimase che trovare rifugio nella sua città natale. Ma ciò non durò molto. Salerno stava soccombendo alla rinnovata dominazione spagnola. Rimbalzando poi da Salerno a Roma, trovò la morte attorno al 1656, probabilmente a causa della peste. Ma, indubbiamente, il suo ricordo rivoluzionario rimane indelebile. Così come la sua lotta contro la crudeltà.

Ippolito da Pastena: la luce della rivolta salernitana ultima modifica: 2020-02-21T09:00:00+01:00 da Elena Morrone
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