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ARTE E CULTURA

Alento, il fiume del Cilento nella letteratura antica e moderna

l'Alento all'altezza della diga

Alento fiume coronato da storie e leggende. Quando si parla di Cilento non si può non pensare al fiume che, probabilmente ne ha segnato i confini per lunghi secoli. Con molta probabilità ha dato origine al suo stesso nome. Tra teorie onomastiche e letteratura, poesia e leggenda, ci tuffiamo in un viaggio tra passato e presente.

L’Alento, in nome della storia

Diverse sono le teorie che rivendicano l’origine del nome Cilento. Nel tempo sono diverse le accezioni vagliate. Tra loro, la più nota e meno contestata è, senza dubbio, quella che si rifà proprio al fiume Alento. Dell’antico Hales – poi latinizzato in Alentum – rimane una traccia ben evidente nell’appellare il Cilento. Cis-Alentum dettato da ragioni certamente geografiche. Potrebbe identificare le terre poste ‘al di qua dell’Alento’, come si conviene quasi popolarmente. Basti pensare che il corso d’acqua costeggia quello che, secondo una diffusa teoria, sarebbe stato il primo nucleo del Cilento. Discendendo verso valle, infatti, prima di formare la piana di Velia, delimita il massiccio conico del Monte Stella. Alle pendici della montagna piccoli paesi fanno da corona ad una storia plurisecolare. Ma qual è il confine tra ‘Cilento’ e ‘Alento’? Forse nessuno. Il Cilento è nato dal suo fiume. Inoltre l’Alento è perenne testimone del glorioso passato.

Alento: origine del nome Cilento
Monte della Stella (foto Giuseppe Conte)

L’Alento in rima

Il nobile fiume citato da Cicerone è protagonista di numerose pagine della storia di queste terre. Nasce sul Monte Le Corne nei pressi dell’abitato di Gorga (Stio) e si tuffa nel mar Tirreno in prossimità dell’antica Elea. A ben dire il grande oratore dice ‘…né lascerai il nobile fiume Alento’, probabilmente ne aveva subito il fascino come i numerosi viaggiatori che hanno attraversato questa valle. Il fiume, tra l’altro, evoca la storia di tempi lontani. Le sue acque si fanno strada tra le colline che circondano la vallata.

Tumultuoso: scorri lento;
sembra brullo: è d’argento.
Sparti d’acque: il tuo Cilento;
sai di mare sai di vento.

Non nasci d’alto monte
ma ti spingi fino al fronte
ove un tempo vi è confine
dubbio vanto e di moine.

Tu signore: dimenticato;
maestoso: affaccendato.
Ad un tratto: tra le rovine
poni fine alla tua fine.

(testo di Giuseppe Conte)

Vista su Velia

Nella leggenda di San Matteo

Dalla rima da cui trapela il senso della storia, ecco la leggenda. Quella più nota e antica, che lascia spazio all’Alento, la ritroviamo narrando delle sorti di San Matteo. L’Apostolo patrono della città di Salerno. Secondo la tradizione le spoglie dell’Apostolo furono rinvenute nelle terre dell’Antica Lucania. Il Cilento ne costituiva una estremità tirrenica e, secondo alcune tracce storiche, fu la città di Velia il luogo del ritrovamento. Sempre secondo la tradizione, giunsero alla foce dell’Alento nel V secolo. Vi rimasero per i quattro secoli successivi. Tuttavia nessuna notizia storica confermerebbe questa teoria né per quanto riguarda la cronologia né per gli stessi luoghi. Il monaco Atanasio – colui che le avrebbe identificate – le portò ai margini della patria di Parmenide e le depose in una cappella situata su un’isoletta formata dalle acque del fiume. Lasciata la terra occupata dai velini, le spoglie intraprendono il cammino verso la città di Caputaquis.

Alento, il fiume del Cilento nella letteratura antica e moderna ultima modifica: 2019-11-12T09:00:08+01:00 da Giuseppe Conte
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