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Maldestro in esclusiva: «Salerno for ever!»

Una foto di Maldestro di profilo

Il grande pubblico ha potuto conoscere Maldestro in occasione del festival di Sanremo, dove arrivò secondo con Canzone per Federica (video e recensione) carico di premi.
Al secolo Antonio Prestieri, Maldestro è artista prolifico e poliedrico. Coltiva il suo talento nella drammaturgia e nella recitazione. Tuttavia, se da sceneggiatore otterrà diversi riconoscimenti, è nella musica che sembra avere compimento in un dialogo introspettivo che riesce a codificare in spartiti e testi che hanno il tocco della poesia.

Mia madre odia tutti gli uomini

L’album che Maldestro promuove con questa tournée, “Mia madre odia tutti gli uomini”, prende il nome dal primo verso di “Come una canzone”, un brano tanto autobiografico e sentito da essere disonesto nella capacità di attraversarti e scompaginarti le emozioni. Il tour vedrà Maldestro ospite anche a Salerno ed è cominciato lo scorso 19 gennaio a Sorrento.
Questo nuovo disco di inediti è la naturale fioritura di un percorso umano, di crescita personale prima che professionale, dell’artista.
In questa sua produzione, infatti, il cantautore si racconta ma se è vero che i brani scivolano come flusso di coscienza è altrettanto vero che non sono mai personalistici né autoreferenziali: Maldestro riesce a distillare la sua personale esperienza in un’espressione di pura umanità comune forse non a tutti ma certamente a molti. Questo è ciò che secondo me segna il discrimine tra un semplice prodotto culturale dall’arte.

Una foto di Maldestro

Intervista a Maldestro

Maldestro è uno degli artisti che, come pochissimi altri, riesce in qualche modo a fotografare l’affanno tipico di questa nostra generazione che dorme nuda sotto costellazioni di fallimenti in un cielo sempre troppo alto e che nella dannazione degli amori impossibili prova e riprova a costruire rapporti e relazioni vere, sane. Spesso diversamente da come sono stati i matrimoni in cui siamo stati generati. Riesce a parlare della condizione di una generazione che prende porte in faccia più di quanti siano i portoni che l’aspettano aperti. Eppure, col suo successo, è lui stesso esempio di chi ce l’ha fatta nonostante tutto fosse difficile e spesso potesse apparire contrario.
Di questo “Dimmi come ti posso amare” è l’antonomasia.

Hai portato la tua musica a Salerno in varie occasioni. Cosa ti ha dato Salerno nelle tue visite?

«Salerno è sempre una bellissima tappa per me. Ho trovato ogni volta un’accoglienza calorosa. Soprattutto, poi, mi ha dato l’amore della mia vita: la mia attuale compagna quindi… Salerno For Ever!».

Hai vinto molti premi ma la tua priorità è il pubblico. Partecipando a Sanremo con Canzone per Federica non hai perso di vista il tuo obiettivo. Qual è il prossimo traguardo a cui ambisci?

«Sanremo è stata una bella esperienza ma l’ho vissuta come un gioco, con un certo distacco per non farmi prendere dal vortice. La mia speranza è riuscire a rimanere un “emergente”: migliorarmi mantenendo viva la curiosità, cercando continuamente di sperimentare. Viaggiare con un bagaglio leggero, pronto a sempre nuove partenze e sensazioni, lontano dal rischio di sentirmi arrivato. È la gioia della curiosità che ti permette di analizzarti e analizzare quello che ti circonda, in una condivisione continua con il pubblico».

Se con “I muri di Berlino” cantavi di quelle divisioni interiori tra il possibile e il desiderato, tra noi e gli altri, di quella sfasatura che eternamente ritorna tra noi e l’intorno, con “Mia madre odia tutti gli uomini” sembra tu voglia parlare del desiderio di riconciliazione con sè, con l’intorno, con il passato che brucia. Canti che la felicità c’è ma, tra i fallimenti e le ferite… pensi che saremo mai felici?

«Credo di sì. Con “I muri di Berlino” ho cercato di raccontare i muri che ci portiamo dentro nascondendomi nelle storie altrui. Con questo album, invece, ho cercato di tornare alle mie radici e con ciò che in me era irrisolto.
Lo credo profondamente: il dolore aiuta a comprendere la felicità. Senza il dolore la felicità ci sarebbe incomprensibile: per questo motivo entrambi questi stati d’animo sono complementari e servono ad equilibrarci.
Il dolore è esperienza quotidiana: tenerlo per mano, guardarlo negli occhi e non anestetizzarlo per essere capaci di riconoscere quei piccoli momenti che porteranno alla felicità».

Trovo adorabile quella sorta di goffa leggerezza che solleva l’intensità dei tuoi testi.
Con questo album mi è parso naturale collegare la tua figura di artista all’idea che hai voluto dare del poeta con la tua canzone I poeti. Una canzone anche ironica ma che in qualche modo pare tradire un ruolo del poeta fuori dal coro che, un po’ come il dolore, tratteggia un chiaroscuro per riconoscere le cose. Qual è, secondo te, il ruolo dell’artista in questo peculiare periodo storico?

«Io non credo molto nei ruoli: dare un ruolo al poeta significa schematizzarlo nelle nostre aspettative. Perderebbe di libertà e il suo senso. Come successo, grandi poeti e artisti hanno contribuito al miglioramento dell’umanità. In questo senso l’artista come l’arte serve a lasciar immaginare che possa esserci un mondo migliore ma deve essere un processo inconsapevole. Il poeta scrive per sé stesso, che poi quelle parole aiuteranno migliaia di persone ben venga. In questo senso non penso che l’artista debba avere un ruolo».

Ascoltando i tuoi brani ho avuto percezione che tu canti che non ci siano ideali per cui cambiare. In Joe canti che “…gli ideali cambiano come cambia una stagione come l’amore cambia le persone e mi pare di cogliere una lettura disillusa.

«Non c’è disillusione perché gli ideali cambiano altrimenti si rimane legati ad idee che magari non funzionano. Magari si rimane romanticamente legati all’idea di qualcosa di bello che non ha funzionato ed è sbagliato perché si dovrebbe trovare un’altra soluzione. Magari avessi la soluzione! Gli ideali cambiano anche in base alle tue esperienze e possono diventare qualcosa di più bello».

La cover dell'album di Maldestro, Mia Madre Odia Tutti Gli Uomini.

Il calendario dei concerti di Maldestro (in aggiornamento)

19/01/2019 Sorrento – Teatro Tasso (ore 19.00; ingresso libero fino ad esaurimento posti)
29/01/2019 Napoli – Teatro Sannazaro (ore 21.00; ingresso euro 12 + prevendita)
01/02/2019 Roma – Auditorium Parco della Musica (ore 21.00; ingresso euro 12 + prevendita)
02/02/2019 Mestre – Centro Culturale Candiani (ore 21.00; ingresso euro 15)
07/02/2019 Firenze – Sala Vanni (ore 21.00; ingresso euro 12 + prevendita)
08/02/2019 Bologna – Oratorio Filippo Neri (ore 21.00; ingresso euro 12 + prevendita)
23/02/2019 Conversano – Casa delle Arti (ore 22.30; ingresso euro 10 in prevendita, 12 al botteghino)
28/02/2019 Salerno – Modo Club (ore 21.00; ingresso euro 14 – la prevendita)
01/03/2019 Aversa – Magazzini Fermi (ore 22.00)
06/04/2019 Pesaro – Teatro Sperimentale (ore 21.00)
27/04/2019 Torre del Greco – Caffè Street

Il cuore, la bellezza, il sentire e Spine:
Deve attraversare i sentieri di spine chi si aspetta di trovare una rosa

La bellezza che svuota del vecchio e riempie di vita, centellina luci nel buio fino a sorprenderti con un firmamento che prima non c’era.
Anche se siamo fermi, il cuore si muove. Forse è il motore per cui gira questo mondo intorno al Sole o forse no. 
Non dovresti stare in questa discarica di cui facciamo parte  ma in un mondo capace di quel che sei, dell’arte che sei.
Maldestro canta di quella bellezza che incontrano in pochi e si vede una volta sola nella vita.

Jeremiah De Saint-Amour

Autore: Jeremiah De Saint-Amour

Con studi in materie giuridiche alle spalle, la mia passione è la comunicazione. Ma il giornalismo rimane, per ora, nient’altro che questo.
Amo le collaborazioni e le contaminazioni tra generi differenti di scrittura, di mezzi di comunicazione, di idee. Se hai qualche proposta, contattami pure!

«Jeremiah de Saint-Amour amava la vita con una passione senza senso, amava il mare e l’amore, amava il suo cane e lei, e a mano a mano che il giorno si era avvicinato aveva ceduto alla disperazione, come se la sua morte non fosse stata una decisione sua ma un destino inesorabile.
(…) Era inevitabile: l’odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati».

Maldestro in esclusiva: «Salerno for ever!» ultima modifica: 2019-02-27T09:00:42+01:00 da Jeremiah De Saint-Amour

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