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Storia

San Matteo: il cammino da Velia a Salerno

Cripta barocca

Il 6 maggio 954 le reliquie di San Matteo arrivarono a Salerno per volere del principe longobardo Gisulfo I. Il corpo fu rinvenuto nell’antica città greca di Velia e fu trasportato per tutto il Cilento, in un viaggio tra storia e leggenda. L’odierno “Cammino di San Matteo” rappresenta proprio l’itinerario salernitano delle reliquie. Il percorso è lungo circa 230 chilometri e fa tappa in tutti i luoghi in cui le spoglie hanno sostato: Velia (vicino l’odierna Ascea), Casal Velino, Rutino, Capaccio e Salerno.

San Matteo e il suo sepolcro
La Cripta di Salerno – Sepolcro del Santo patrono

San Matteo e la morte in Etiopia

La vita dell’Apostolo ed Evangelista Matteo è stata ricca di fede al seguito di Gesù. Secondo la tradizione, dopo la Pentecoste, Matteo predicò il messaggio di Cristo in Africa e lì trovò la morte nel 70 d.C. in Etiopia. Secondo alcuni morì di vecchiaia, secondo altri fu ucciso da pagani durante una celebrazione. Infatti, si narra che San Matteo abbia convertito il re etiope Egippo facendo risorgere per miracolo la figlia Ifigenia. Alla morte di Egippo, il fratello Irtaco salì al trono e pretese in moglie Ifigenia, ma quest’ultima rifiutò il matrimonio per dedicare la sua vita a Dio. Durante una predica al tempio, San Matteo difese strenuamente la scelta di Ifigenia. Così alcuni sicari inviati del re Irtaco lo trafissero con la spada uccidendolo. Per questo motivo San Matteo è talvolta raffigurato con una spada, simbolo del suo martirio.

Il viaggio delle reliquie

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Scavi archeologici dell’antica Velia

Col tempo alcuni mercanti decisero di trasportare in Europa le reliquie del Santo. A largo della Bretagna, la nave mercantile con le spoglie sfuggì miracolosamente ad un naufragio. Così i mercanti sbarcarono a Pointe Saint-Mathieu e il corpo del Santo rimase per molti anni in un monastero bretone. Intorno alla metà del V secolo, un prefetto militare lucano, Gavino, esumò il corpo del Santo e volle portarlo nella sua città natia, Velia nel Cilento. Intanto Velia era in profondo declino, tra alluvioni e invasioni di barbari e saraceni. Così le spoglie furono sepolte e dimenticate per circa quattro secoli a Velia. La leggenda narra che nel X secolo San Matteo apparve in sogno ad una donna, Pelagia, e le indicò l’ubicazione del corpo. Il figlio di lei, il monaco Attanasio, ritrovò le reliquie sotto un altare marmoreo, nascosto da rovi, nelle antiche terme di una domus di Velia.

Il cammino di San Matteo

Gelbison e Paestum, notti magiche
L’antica diocesi di Paestum è stata tappa del viaggio delle reliquie di San Matteo

Il monaco Attanasio provò due volte a portare le reliquie in Oriente, ma forti mareggiate glielo impedirono. Era evidente la volontà del Santo di non lasciare le terre salernitane. Di conseguenza, una cappella nei dintorni di Velia occolse le sacre spoglie. La cappella di San Matteo “Ad Duo Flumina” si trova oggi a Marina di Casal Velino, nel punto in cui i due fiumi, Alento e Palistro, si incontrano. Avuta notizia del ritrovamento, il vescovo di Paestum Giovanni decise di trasferire le reliquie nel Santuario della Madonna del Granato, vicino l’attuale paese di Capaccio. Durante il difficile viaggio, i portatori sostarono nella chiesa di San Pietro a Rutino, stremati per la fatica e per la sete. Secondo una leggenda San Matteo aiutò i portatori facendo sgorgare miracolosamente una fonte d’acqua, presente a Rutino ancora oggi.

Passeggiata duomo San Matteo a Salerno
Quadriportico e campanile della Cattedrale di Salerno

Intanto, il principe longobardo Gisulfo I e l’arcivescovo salernitano Bernardo ordinarono di condurre le spoglie da Capaccio a Salerno. Così il 6 maggio del 954 San Matteo fece il suo ingresso trionfale nella città. Da quel momento il suo corpo divenne il tesoro più prezioso dei salernitani. Infatti, in onore del Santo nel 1085 il normanno Roberto il Guiscardo e il vescovo Alfano I fecero costruire la Cattedrale di Salerno, nella cui cripta le spoglie giacciono ancora oggi.

San Matteo: il cammino da Velia a Salerno ultima modifica: 2020-05-14T10:00:00+02:00 da Gianni Fiorito
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